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Forse devo aggiungere che essere il grande scrittore della felicità non significa raccontare storie felici con personaggi banalmente felici. La profonda gioia che trovo in Lolita o Ada ha un’altra origine. Deriva da un’esperienza estrema, un’esperienza dei limiti (nel senso quasi matematico di finale aperto), che a sua volta diventa un’esperienza di suprema poesia. E questa poesia è pura beatitudine, o come la chiamava Nabokov nella sua lingua madre, il russo, blazenstvo. Anche se, come sempre quando si tratta di Nabokov, la beatitudine non è solo una generica forma di estasi. Nelle sue pagine, l’estasi è celata in storie di un’originalità estrema che narrano di un desiderio spinto sin quasi alla follia, a dispetto di ogni possibile conseguenza. Al punto che, paradossalmente, la beatitudine non è priva di egoismo e crudeltà. Talvolta è addirittura «oltre la felicità», un regno di ebbrezza sovrannaturale dove le frasi sembrano appartenere a un nuovo piano di sensibilità. La lingua ricombina gli elementi con tale creatività e passione da annullare i limiti stessi del linguaggio così come lo conosciamo.
Lila Azam Zanganeh - Un incantevole sogno di felicità
Notes: 2
12/14/11 — 3:13pm
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